La profondità di campo è un effetto dovuto alle caratteristiche ottiche delle macchine fotografiche, ed è una di quelle caratteristiche che differenziano la fotografia da altre forme d’arte figurative, come la pittura. Infatti nei dipinti (salvo tecniche particolari) tutto appare distinto e a fuoco, con lo stesso grado di dettaglio indipendentemente dalla posizione nello spazio. Nella fotografia, invece, possiamo avere parti a fuoco, distinte e precise, e parti sfocate.

Quando noi mettiamo a fuoco un soggetto posto ad una distanza dalla pellicola, solo i punti che giacciono sul piano di messa a fuoco saranno perfettamente a fuoco, e daranno luogo ad un punto sul piano della pellicola (o del sensore). Tali punti saranno quindi perfettamente a fuoco.

Schema profondità di campo

Profondità di campo

Tutti i punti posti davanti o dietro il piano di messa a fuoco proietteranno sul piano della pellicola non un punto, ma un circoletto, come si vede in rosso sullo schema. Tale circoletto è detto cerchio (o circolo) di confusione (circle of confusion) ed è tanto più grande quanto più è distante il punto dal quale partono i raggi rispetto al piano di messa a fuoco.

Oggetti molto lontani dall’oggetto messo a fuoco, sia davanti che dietro di esso, saranno quindi molto sfocati; tale sfocatura man mano che gli oggetti sono più vicini al piano di messa a fuoco. Ad un certo punto, il cerchio di confusione sarà più piccolo della minima dimensione apprezzabile e gli oggetti appariranno a fuoco anche se non sono esattamente alla distanza di messa a fuoco. Nei moderni sensori digitali, si considera a fuoco un oggetto quando il circolo di confusione ha dimensioni paragonabili alle dimensioni del fotoricettore (pixel), anche se poi tutto dipende da quanto grande sarà la foto in fase di stampa: stampe più grandi richiedono circoli più piccoli per essere viste a fuoco.

Si definisce quindi profondità di campo lo spazio davanti e dietro al soggetto che appare a fuoco, ovvero per cui il circolo di confusione è sufficentemente piccolo da non essere percepito distinto da un punto.

Si può verificare facilmente anche in via geometrica che il circolo di confusione appare più piccolo tanto più il diaframma è chiuso. Per questo motivo, grandi aperture (f/1.4 o f/2) danno una bassa profondità di campo, piccole aperture (f/16 o f/22) danno una alta profondità di campo.

Nella serie che presentiamo si vede l’effetto della variazione del diaframma sulla profondità di campo. Cliccate sulle foto per visualizzarle ingrandite e verificare meglio l’effetto della focale.

Profondità di campo - f/2

Profondità di campo - f/2

Profondità di campo - f/4

Profondità di campo - f/4

Profondità di campo - f/8

Profondità di campo - f/8

Profondità di campo - f/16

Profondità di campo - f/16

Basse aperture, quindi brevi profondità di campo, sono utilizzate per staccare il soggetto dallo sfondo, e sono spesso utilizzate nei ritratti. Ampie profondità di campo sono utilizzate spesso invece nei paesaggi perché permettono di avere a fuoco sia i primi piani, che i piani all’infinito.

Un tempo, quando la messa a fuoco era manuale e non si aveva il feedback immediato della pellicola, veniva spesso consigliato (soprattutto ai principianti) di chiudere sempre un po’ l’obiettivo per avere più profondità di campo e ridurre la probabilità di errore di messa a fuoco. Ora, coi moderni sistemi autofocus, questo è meno importante. È importante, invece, sapere cosa rappresente la profondità di campo e saperla sfruttare per ottenere l’effetto che si vuole raggiungere.