Al giorno d’oggi, tolte di mezzo schede SmartMedia, MemoryStick, xD o altre diavolerie, ci sono fondamentalmente due tipi di schede diffuse, con le loro varianti. Le CompactFlash e le SecureDigit. Esaminiamo quindi i due tipi di supporto digitale più diffusi. Che origine hanno ? Che differenze ci sono ? Cosa è meglio ? Cosa dobbiamo verificare quando ne acquistiamo una ?

Fino a qualche anno fa, soprattutto sulle macchine compatte, c’era una pletora di supporti di memoria: le SmartMedia, le schede xD, le MemoryStick, le MultiMediaCard, le SecureDigit, le CompactFlash e qualcuno può aver visto anche i Microdrive.

Che rissa ! Vediamo di esaminarle a volo d’uccello, tanto per avere idea dello scenario.

SmartMedia e xD

Per prima cosa sgombriamo il campo dalle SmartMedia e dalle xD. Queste schede, in realtà altro non sono che un semplice chip di memoria con tutti i contatti esposti e impaccati in modo comodo da infilare e sfilare. Praticamente nessun protocollo di comunicazione oltre a quello "naturale" del chip stesso. Olympus ne faceva grande uso; il pregio fondamentale per il progettista hardware è proprio nella (quasi) totale assenza di uno strato da aggiungere rispetto ad un chip saldato alla motherboard. Questo però dava anche lo svantaggio di impedire una gestione evoluta della memoria: la scheda non poteva "crescere" rispetto a quanto imposto dal numero di pin presenti. Le schede xD, infatti, altro non sono che una "evoluzione" com più pin (e quindi più memoria) delle SmartMedia in un packaging più compatto. Ora non sono più diffuse in quanto gli svantaggi superano i vantaggi.

MemoryStick

Ci sono poi le MemoryStick, più evolute ma proprietare di Sony, che le usa pressoché in tutti i propri prodotti. Tuttavia la mancanza di uno standard di riferimento aperto ha mantenuto la diffusione bassa e i costi alti, visto che le terze parti possono produrre queste schede solo dietro (costosa) licenza. L’effetto rete ha fatto il resto: visto che i formati più diffusi sono SD e CF, gli utenti li chiedono rafforzandone la diffusione. Ormai la stessa Sony sta limitando l’uso delle MemoryStick sulle macchine di fascia alta.

CompactFlash

Veniamo quindi alle CompactFlash. Il formato CF è utilizzato sulle macchine di fascia alta, e fino a qualche anno fa anche sulle reflex di fascia bassa. Elettricamente e logicamente, la CompactFlash si presenta all’host che la utilizza esattamente come un disco (P)ATA. In altre parole, con l’aiuto di un semplice adattatore meccanico, posso utilizzare una CompactFlash su un PC al posto di un disco! E addirittura i MicroDrive, che sono al 100% compatibili con le CompactFlash, avevano proprio un piccolo disco rigido al loro interno, grande quanto una monetina. Oggi sono soppiantati in quanto non convenienti rispetto ai chip di silicio.

La compatibilità con lo standard IDE (più correttamente ATA) ha vantaggi e svantaggi. Da un lato, tutto il software di gestione è già scritto, e l’ampiezza di banda del bus ATA permette prestazioni di tutto rispetto; soprattutto al momento in cui è stato introdotto, in cui le alternative erano estremamente più lente.

Oggi le altre schede (tipicamente le SD) hanno prestazioni notevoli, ma il parallelismo del bus ATA ha consentito alle CompactFlash di non restare ferme sugli allori, ma di incrementare ulteriormente la velocità. Il difetto principale delle schede CF è la dimensione non minuscola, che ne limita l’adozione sui dispositivi più piccoli, e soprattutto (almeno a mio vedere) il connettore: il maschio (che resta all’interno della macchina fotografica o del lettore di schede) ha infatti molti minuscoli pin che possono danneggiarsi inserendo o estraendo la card. Se questo accade al lettore di schede, poco male. Ma se si rovina un pin della macchina fotografica… sono dolori!

SecureDigit

Le SD sono l’evoluzione delle schede MultiMediaCard. Nascono come schede multifunzione, che possono essere facilmente interfacciate anche a microcontrollori relativamente poco complessi utilizzando solo 2 contatti (tramite interfaccia SPI) o che possono raggiungere prestazioni più elevate utilizzando chip di interfaccia dedicati che utilizzano tutti i pin. A differenza delle CompactFlash, hanno dei contatti a slitta che non si rovinano nell’inserimento ed estrazione. Possono essere utilizzate anche su dispositivi molto piccoli, perché esistono due versioni (miniSD e microSD) che, seppur identiche logicamente ed elettricamente, sono molto più piccole: la microSD è grande come un unghia (del mignolo).

Rispetto alle MMC, che sono meccanicamente, elettricamente e logicamente compatibili, hanno in più un meccanismo di DRM, per cui è possibile cifrare parte del contenuto ed utilizzarlo per gestire (impedire) le copie digitali. Che io sappia, praticamente nessuno ha mai fatto uso di tale meccanismo, che è avversato dagli utilizzatori.

Sono ormai i dispositivi più utilizzati, e la loro diffusione sta insidiando anche le reflex di fascia più alta, storicamente votate alle CompactFlash. Sebbene non ne raggiungano la velocità, sono più economiche e, ormai, sono in grado di fornire prestazioni più che accettabili anche per gli utilizzi più onerosi.

Se non si fosse capito, io sono a favore di queste ultime, soprattutto per l’interfaccia meccanica, che è molto, molto meno delicata rispetto alle seppur superiori CompactFlash.

Vari tipi di SD

In commercio troviamo oggi 3 tipi di schede SD (al di là delle dimensioni): le SD "lisce", le SDHC e le SDXC. La differenza sta nella quantità di memoria che è possibile indirizzare: le SD arrivano fino a 1GB (4 con qualche "trucco), le SDHC arrivano fino a 32GB e le SDXC vanno oltre (fino a 2TB). Fra l’una e l’altra generazione vi è un (lieve) cambiamento del protocollo, per cui prestate attenzione all’acquisto: un dispositivo che gestisce solo le SD, non è in grado di gestire le SDHC, mentre è vero il contrario: chi gestisce le SDHC, può leggere e scrivere anche le SD. Lo stesso vale per le SDXC.

Inoltre le SDXC non utilizzano il filesystem FAT32, ma il cosiddetto exFAT (o FAT64), che è brevettato da microsoft e può avere qualche difficoltà ad essere utilizzato sui PC più vecchi – o che non utilizzino le ultime versioni windows.

La velocità delle SD

A partire dall’introduzione delle schede SDHC, i costruttori si sono accordati per indicare la velocità delle schede di memoria, dividendole in "classi": si parla quindi di classe 2, classe 4, classe 6 o classe 10. La classe si riferisce alla velocità minima di scrittura continua, per cui una scheda di classe 2 può scrivere come minimo 2MB/s.

Si può anche trovare l’indicazione 60x, che misura la velocità di trasferimento in relazione alla velocità base dei lettori cd. Per cui un "per" equivale a 150 kB/s: si tenga presente che solitamente i costruttori indicano con questa cifra la velocità di lettura, che è generalmente più favorevole.

Per l’utilizzo su una reflex, che soprattutto in formato RAW salva grandi quantità di dati, è opportuno scegliere una scheda veloce, per cui puntate almeno su una classe 4 o superiore; visto che poi conta anche la velocità di lettura, per controllare le foto, schede che possano leggere a 133x o più possono dare un vantaggio. Detto questo, tutto dipende da cosa scattate, e da quanto utilizzate la raffica.