Ci siamo! Dopo mesi di voci e ritardi, finalmente Nikonha sfornato qualcosa di grosso. Siamo ormai nell’era D4. Nikon, da azienda puramente “tecnica” divide le grandi generazioni di fotocamere a seconda del numero dell’ammiraglia. La D3 (con le iterazioni D3x e D3s) ha ceduto il passo alla D4. Ci sarà quindi da aspettarci una serie di macchine caratterizzate dalla cifra “pari”, così come la D3 ha generato la D90, D5000, D5100, D3000, D3100, D7000, tutte con una connotazione “dispari”.

Al di là del folklore, il salto fra D3s e D4 è notevole, anche se non sconvolgente. È una evoluzione, non una rivoluzione. Molte sono le componenti di continuità – tuttavia quanto c’è di nuovo non è sicuramente poco.

Partiamo dal sensore: da 12 MP a 16, giusto quanto basta per apprezzare il salto ma non così tanto da far alzare un sopracciglio temendo per rumore e gamma dinamica. Gamma dinamica che, fra parentesi,  è la migliore mai vista su una Nikon, come si può vedere qui.

I fotositi sono ovviamente più piccoli di quelli della D3, ma rispetto ad esempio ai sensori DX sono comunque piuttosto grandicelli (se 7.3micron si possono chiamare così): la corsa ai megapixel sta effettivamente rallentando.

In effetti, siamo arrivati al punto in cui ci sono più megapixel (almeno in proporzione) nelle fotocamere consumer o compatte rispetto a quelle professionali. E in questo anche Canon inizia a convergere sulla stessa linea.

Uno dei campi in cui ci sono più miglioramenti è quello dei video: 1080P/30 and 720P/60, monitoraggio dei livelli audio, uscita HDMI non compressa, miglior compressione, possiiblità di comandare le priprese via comando remoto, sofisticati algoritmi di soppressione del rumore, comtrollo completo (manuale) di tutti i settaggi (ISO, apertura). Insomma, una vera eccellenza in questo campo – che peraltro non interessa a non pochi fotografi “puri”.

Una piacevole novità è l’elaborazione del modo ISO automatico, che ora può tener conto della lunghezza focale e regolare di conseguenza il tempo minimo. Anche a livello ergonomico, la macchina ora ha praticamente gli stessi tasti nelle stesse posizioni anche se si fotografa in verticale.

C’è anche l’introduzione di un connettore ethernet, il miglioramento del modulo di messa a fuoco (più sensibile e più preciso in bassa luce) e una raffica da 10 foto al secondo che arrivano a 11 con blocco dell’esposizione e messa a fuoco.

Ci sono poi scelte che lasciano un po’ perplessi, come quella sulla memoria di massa: oltre alla solite compactflash, c’è un alloggiamento per la sua “evoluzione”, le XQD card. Peccato che, per ora, solo SONY proponga per davvero queste nuove card, che altri costruttori del consorzio compactflash non hanno a listino. Una scelta azzardata ? Staremo a vedere.