Sempre sul 24-120

Il nuovo obiettivo tuttofare per FX, il 24-120, ancora non viene consegnato in quantità sufficenti a generare recensioni affidabili.

Perché insistiamo tanto su questo obiettivo ? Perché è un pezzo abbastanza strategico nell’arsenale del fotografo: la sua escursione è abbastanza ampia e l’apertura sufficentemente luminosa da poterlo usare come unico obiettivo tuttofare nelle occasioni dove il tempo stringe: matrimoni e cerimonie, ad esempio, o in alcuni tipi di sport. O nello street e reportage.

Purtroppo la precedente iterazione di questo obiettivo (il 24-120 VR 3.5-5.6) era piuttosto fiacco: non molto nitido e con una caduta di luce importante. Inoltre distorceva parecchio a 24mm.

Questo nuovo obiettivo, sulla carta, ha un MTF molto più bella, il che significa che dovrebbe essere molto più nitido – a meno di aberrazioni e altri artefatti che non si vedono sulle curve MTF.

L’aspettativa per questo obiettivo è molto alta; tuttavia fino ad adesso non si è visto nulla di affidabile che ne valuti il funzionamento.

Il nostro amico Ken Rockwell ne ha fatto una striminzita recensione, che tuttavia non è per nulla soddisfacente. Non ne parla né bene, né male; dice solo che è simile al 28-300 come resa. Essendo quest’ultimo più economico e con una maggiore escursione, consiglia di saltare direttamente sul 28-300.

In realtà, la differenza di escursione in sè non vuol dire nulla: la differenza fra 24mm e 28mm può essere più importante della differenza fra 120 e 300mm, dipende dall’uso che se ne fa. E non lasciamoci ingannare dai numeri: su formato FX passare da 120 a 300mm vuol dire perdere 12 gradi, ma passare da 24 a 28mm vuol dire recuperarne ben 9. E bisogna da vedere quale lato dell’escursione si trova il limite che ci dà più fastidio. Ripeto, dipende tutto dall’utilizzo.

Diverso il discorso sul prezzo: in effetti il nuovo arrivato è caro. Molto più caro del 28-300. Ma è anche un f4 costante. Il fratello più lungo potrebbe risultare buio per l’uso che se ne fa.

Oltre a dire poco, il nostro Ken non mostra nulla: né foto, né test oggettivi. Per farci una vera idea, quindi, dobbiamo attendere ancora.

Prime foto “serie” scattate con l’AF-S 24-120 f/4

Su flickr si può vedere un gruppo di foto scattate con il nuovo tuttofare FX di Nikon.

Le foto non sono a piena risoluzione, per cui le valutazioni sono solo approssimative, ma lo sfocato non sembra niente male. La niditezza, per quello che si può vedere su immagini riscalate, è buona.

Attendiamo valutazioni più approfondite, ma se il buongiorno si vede dal mattino…

Prima recensione dell’AF-S 85mm f/1.4

Ken Rockwell ha pubblicato una recensione del nuovissimo 85mm di Nikon.

Ok, Ken è quello che è, un bambinone che lavora approssimativamente e che indirizza i propri consigli verso il pensionato di lusso con più soldi che cervello. Tuttavia non posso fare a meno di notare l’entusiasmo smodato che ha profuso nella sua recensione.

A detta sua il nuovo nato è un autentico capolavoro: molto più nitido del precedente, a tutte le aperture. Non sono però presenti immagini di raffronto (purtroppo) che ci possano permettere di farci un’idea in modo autonomo.

Interessante, invece, il discorso sul coma. Il coma è un residuo di aberrazione sferica che fa sì (ad esempio) che i punti di luce nelle immagini scure (come i lampioni di un panorama notturno) presentino un largo alone irregolarmente circolare. È tipico di obiettivi con ampia apertura. I precedenti obiettivi Nikon, come il 50 1.4, ne erano affetti; un obiettivo noto per la sua ridottisima aberrazione sferica era il 58 noct. Il nuovo AF-S ne sarebbe eccezionalmente privo.

Questo vuol dire maggior nitidezza di immagine, che si può apprezzare maggiormente (appunto) nelle immagini notturne.

Molto bello, secondo la recensione, anche l’effetto sfocato, in particolare dietro il piano focale; ottimo dunque per un obiettivo dedicato al ritratto.

Qualche foto indicativa di sfocato e coma sono presenti sul sito. Poco, però, per potersi formare una opinione più obiettiva in autonomia. Vedremo se l’analisi entusiasta di Ken Rockwell sarà confermata da altri test sul campo.

EVIL ?

Su vari siti online si fa un gran parlare di un’eventuale entrata di Nikon nel mondo delle EVIL (Elettronic Viewfinder, Interchangable Lens ovvero mirino elettronico e lente intercambiabile). Nikon (come Canon, del resto) attualmente non ha un modello a lente intercambiabile che non sia una reflex tradizionale. Il successo della Olympus PEN e delle altre compattone mirrorless – il 20% del mercato in giappone – sicuramente fa intuire che Nikon non starà a guardare a lungo.

Resta da capire cosa vorrà fare Nikon: usare l’attacco F su un sistema APS-C (16mmx24mm) oppure sviluppare un sistema più piccolo, simile al m4/3 ? Secondo quanto si legge si NikonRumors probabilmente si svilupperà un nuovo sistema di attacchi, diverso dall’F, per ottimizzare gli ingombri.

In quest’ottica, l’introduzione della dicitura “F mount” sui nuoi copriobiettivi (come si vede qui) acquista senso: in futuro, ci saranno due linee di copriobiettivi, uno per l’attacco F, uno per il nuovo attacco.

Quando potremo saperne di più ? Il ritardo di nikon in quest’area può anche spiegarsi osservando come, se è vero che il mercato delle EVIL è forte in giappone, nel resto del mondo copre solo il 5-6% del totale – e Nikon è una azienda che deve pensare in ottica globale, oltre che essere di sua natura estremamente conservativa. Questo è il ragionamento che si legge su un articolo di focus-numerique.

Staremo a vedere.

Tom Hogan sulla D7000 e sulla linea Nikon

Thom Hogan, un fotografo esperto del mondo nikon, interrompe il mese sabbatico per alcune riflessioni sulla nuova D7000 e sul nuovo assetto della linea Nikon. Nel suo articolo, affronta una serie di punti con la sua consueta lucidità.

Il numero “7” ha sempre avuto un forte significato per le reflex della casa giallonera: la D70 è stata la prima macchina ad avere una diffusione di massa, la D700 è stata la pietra miliare che ha sottratto il dominio sul full-frame alla concorrenza, la D7000 sarà (è) quella macchina che ha tutto (tranne forse il full-frame) quello che un amatore può desiderare.

A Thom piace il compromesso sui 16MPixel: abbastanza da non sfigurare rispetto al mondo Canon, ma non troppi da rovinare la qualità d’immagine per motivi di marketing, come invece pare essere accaduto nella concorrenza.

Secondo Thom l’affiancamento della D7000 rispetto alla D90 (che rimane in produzione ancora per poco) è solo temporaneo: entro al massimo un anno la D90, che pure ha avuto un successo enorme, cederà il passo alla nuova nata.

La nuova linea sarà sicuramente formidabile: la D3100, la D7000, la D3x e la D3s sono leader dei rispettivi settori. Restano leggermente indietro, ma sempre su ottimi livelli, la D5000 e la D700, che verranno aggiornate sicuramente l’anno prossimo.

Resta da vedere cosa potrà essere inserito nell’ipotetica D400, oltre alle novità che saranno mutuate dalla D7000.

È inoltre tutto da vedere il discorso “EVIL” (Elettronic Viewfinder, Interchangable Lens): le compattone a lenti intercambiabili, senza specchio, stanno conoscendo un momento di forte crescita. Nikon, che da sempre ha un approccio conservativo, non è ancora entrata in questo settore, ma sicuramente lo farà. Speriamo lo faccia introducendo qualcosa di veramente valido, invece che un prodotto raffazzonato solo per occupare un’area strategica.

Il collocamento della nuova D7000

La nuova nata della casa gialla è sicuramente una macchina molto, molto interessante. Si posizione sopra la vecchia D90 per caratteristiche non legate al mero progresso tecnologico: il corpo macchina parzialmente in magnesio, la copertura del 100% del mirino, la doppia scheda SD, il riferimento per utilizzare appieno i vecchi obiettivi AI-S.

Più che il numero di megapixel o il sistema di messa a fuoco, o il miglioramento sui video, sui quali era facile prevedere una evoluzione dovuta ai progressi della tecnologia negli anni trascorsi dall’introduzione della D90 a oggi, questi punti, infatti, collocano la D7000 decisamente sopra alla D90.

Le caratteristiche globali della D7000 la pongono quindi, secondo il mio modesto parere, come un punto di arrivo nella dotazione di un fotografo non professionista: secondo me, infatti, solo un professionista può aver veramente bisogno di qualcosa di iù, perlomeno nel formato DX.

La D300s, infatti, in più rispetto alla D7000 ha “soltanto” un corpo più grande e robusto e più controlli facilmente impostabili senza contorsioni sui pulsanti/menù. Cose importanti, ma un amatore può farne tranquillamente a meno. Tanti infatti arrivano a dire che, probabilmente, l’evoluzione della D300 sarà fullframe, dividendo così nettamente il mercato consumer (DX) dal professionale (FX).

Io stesso, che provengo da una macchina “entry level” (la D60) che mi ha dato molte soddisfazioni, nel considerare un evoluzione del corredo guardavo sia alla D90 che alla D300s. La prima è sicuramente più pratica per un amatore: più piccola, più leggera, più facile da portare al collo mentre si è a passeggio con la famiglia.
Tuttavia le caratteristiche della D300s mi facevano gola; prima fra tutte, la capacità di usare appieno le ottiche AI-S, spesso reperibili sul mercato a prezzi interessanti. La perplessità era dovuta al maggior ingombro e al maggior peso.

La D7000 pertanto rappresenta esattamente la via di mezzo che un amatore poteva desiderare. Anche il prezzo, secondo molti alto, è secondo me giusto in questa fase. Un prezzo più basso avrebbe depresso le vendite delle ultime (?) D90; inoltre molti entusiasti comprerebbero questa nuova macchina anche a prezzi più elevati: prova ne sia che, su amazon, la D7000 è in testa alle classifiche di vendita nonostante sia ancora in fase di prevendita. E nonostante sia una macchina semipro, dal prezzo elevato.

Sicuramente il prezzo scenderà un po’ fra qualche mese: non potrà essere troppo alto per non andare ad erodere la fascia della D300s.
Sicuramente, sarà un grandissimo successo.

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